Guala Closures mantiene la propria solidità nonostante l’impatto del Covid

Nei primi sei mesi 2020 Guala Closures S.p.A., leader mondiale nella produzione e vendita di chiusure per l’industria degli alcolici, bevande e alimenti,  ha realizzato ricavi netti consolidati pari a 272,3 milioni di euro, in riduzione di 18,8 milioni (-6,4%) rispetto ai primi sei mesi 2019, risultato ottenuto da primo trimestre in crescita del 2.9% e un secondo in calo del 15.3% causa Covid-19.

Andando ad analizzare le varie componenti, la riduzione dei ricavi è dovuta, oltre che all’effetto cambi (-9.5 milioni), al calo dei volumi registrato alla fine del primo trimestre e nel secondo trimestre del 2020 a seguito della diffusione globale del Covid-19. Come si evince dal grafico sottostante, la riduzione dei volumi è pari a 21,4 milioni ed è principalmente imputabile: alle attività in India, dove il governo ha imposto un lockdown totale del Paese tra il 22 marzo e il 27 aprile; alle attività in UK, maggiormente dedicate a brands globali e al mercato dei duty free; nonché alle attività in Sud Africa in cui per la parziale chiusura dello stabilimento tra il 26 marzo ed il 30 aprile è stato possibile produrre solo limitate quantità per piccole nicchie del mercato delle acque minerali, bibite e settore farmaceutico; ed infine alle attività in Spagna e Italia, tra i Paesi europei più colpiti dal Covid-19.

Nonostante il calo dei volumi, il Gruppo Guala Closures ha continuato a perseguire, sia nel prima che secondo trimestre 2020, una politica di incremento dei prezzi, con un beneficio pari a 1.9 milioni di euro.

A cambi costanti, i ricavi del primo semestre 2020 registrano una flessione del solo -3,2%. Un positivo contributo deriva dal cambio di perimetro, pari ad 11.7 milioni, che si riferisce ai volumi aggiuntivi provenienti dall’acquisizione delle attività di Closurelogic avvenuta a febbraio 2020.

Nel primo semestre l’effetto cambi ha impattato per 9,5 milioni a seguito dell’apprezzamento dell’Euro su quasi tutte le valute con cui il Gruppo opera. In particolare, l’effetto cambi è stato particolarmente significativo nelle attività Sud Americane del Gruppo.

Il Covid-19 ha evidenziato come tutte le certezze su cui si basava il mondo in cui operiamo possano dimostrarsi effimere. Questo ci ha riconosciuto il massimo rispetto da parte di tutti gli stakeholders coinvolti: le nostre maestranze, in primis, le autorità locali, i nostri clienti, che non hanno subito ritardi o penalizzazioni, e le comunità finanziarie con cui operiamo, non avendo avuto alcun bisogno di ricorrere ad operazioni di finanza straordinaria”, ha commentato Marco Giovannini, Presidente ed Amministratore Delegato di Guala Closures (nella foto) che ha aggiunto: .”Tutto ciò conferma ancora una volta la solidità e resilinza del nostro modello di business che unita alla nostra leadership mondiale di mercato, ci ha permesso di assorbire i contraccolpi di un lockdown durato mesi. Il gruppo è quindi riuscito a mitigare gli effetti negativi grazie alla diversificazione di prodotto, geografica e di clientela: forniamo infatti sia tutti i primi 20 grandi brand mondiali (circa 1/3 del nostro fatturato) sia i più piccoli ma dinamici gruppi locali che sono riusciti meglio a contenere i danni della pandemia; inoltre la società è meno esposta ai mercati asiatici e al global travel retail”.

Secondo il Presidente “Il primo semestre 2020 ha visto una continuazione delle attività di ricerca e innovazione, sia nel campo della ricerca di prodotti sostenibili, sia nella risposta alle richieste di molti clienti, che hanno iniziato la preparazione dei repack dei maggiori brand mondiali per gli anni 2021 e 2022. Nel secondo semestre continueremo a concentrarci al massimo sul controllo dei costi interni, sulle performances produttive, sui flussi di cassa e la gestione della liquidità. Questo ci permetterà di continuare ad investire sul nostro sviluppo sostenibile; uso la parola “sviluppo” al posto di “crescita”, in quanto il nostro obiettivo è rivolto al recupero dei volumi produttivi che, purtroppo, sono stati erosi dalla pandemia”.

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