Assemblea Ucima: l’Italia resta leader nelle macchine per il packaging

Anche nel 2019 l’industria italiana  di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio ha confermato la leadership mondiale di questa nicchia superando per la prima volta  gli 8 miliardi di euro di fatturato, con una crescita su base annua del 2,2%. L’anno alle spalle ha visto ridursi il numero di imprese attive (-2,4% a 616 unità), sulla scia dei processi di M&A in atto nel comparto, ma è andato invece aumentando il numero di occupati, saliti a 33.304 addetti (+2,1%).
Sono i risultati della Ottava Indagine Statistica del Centro studi Ucima-Mecs, presentata in occasione dell’assemblea annuale dell’Associazione che si è svolta 

Il 79% del fatturato del settore è realizzato all’estero, pari a un valore di 6,35 miliardi di euro, in crescita del 2,3% rispetto al 2018. La dinamica delle esportazioni è mezzo punto percentuale superiore al trend sul mercato interno (+1,8% il fatturato Italia nel 2019 a quota 1,69 miliardi). L’Unione europea si conferma la principale area di destinazione delle macchine italiane per il packaging e assorbe il 37,5% (2.383 milioni di euro) del fatturato totale (vendite in Italia incluse); seguita dall’Asia, al secondo posto con un valore di 1.402 milioni di euro ed un’incidenza del 22,1%, e dal Nord America al terzo posto, con 814 milioni di euro (12,8%). Rispetto al 2018, si inverte il ruolo strategico dell’Europa extra-UE (637 milioni di euro; 10% del totale) rispetto al Sud America (559 milioni di euro; 8,8%). Seguono Africa (449 milioni di euro; 7,1%) e Oceania con 107 milioni di euro (1,7%).

Nella suddivisione del fatturato tra i settori clienti, come nello scorso anno, il 2019 conferma la predominanza dell’industria alimentare (food e beverage), che incide per il 56% sul volume d’affari complessivo. Il food, in particolare, vale da solo il 29,6% del fatturato totale (2.377 milioni di euro), il beverage il 26,4% con 2.120 milioni di euro di ricavi.

Il terzo posto per volumi di mercato spetta al settore farmaceutico, con 1.475 milioni di euro di fatturato assorbito nel 2019 (18,3% del totale), seguito dalla categoria “altro” (principalmente tabacco e tissue) che pesa per un ulteriore 18,2% con 1.461 milioni di euro di macchinari acquistati e la più alta propensione all’export tra i settori a valle, pari all’84%.

A chiudere la graduatoria sono i clienti dell’industria cosmetica (312 milioni di euro), il segmento di domanda più dinamico nel 2019 (+10,1%) e della chimica (292 milioni di euro, stabile).

Il comparto delle macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio vede vede attive in Italia 626 aziende che si concentrano principalmente lungo l’asse della via Emilia da Piacenza a Rimini – la cosiddetta packaging valley – con distretti produttivi anche in Piemonte, Veneto e Toscana. L’Emilia-Romagna accentra da sola il 36% delle attività industriali (221 aziende) e oltre il 56% degli addetti e più del 63% del fatturato totale del settore. Le province di Bologna, Parma e Modena realizzano in tre la metà degli 8 miliardi di giro d’affari del settore.

L’analisi per classe di fatturato evidenzia la netta prevalenza di aziende di piccola dimensione (quelle sotto i 5 milioni di euro di fatturato costituiscono i due terzi delle imprese), che pesano però appena l’8,4% sul fatturato complessivo e il 5,4% sull’export. Mentre le realtà industriali più strutturate (sono 25 quelle sopra i 50 milioni di euro) realizzano il 58% del fatturato e il 64% delle esportazioni.

Le dimensioni aziendali condizionano notevolmente anche la redditività per dipendente: si passa dai 126mila euro di fatturato per addetto delle imprese più piccole a oltre il doppio (281mila euro) nelle aziende sopra i 50 milioni di fatturato, con un dato medio di 241mila euro. Analoga la distanza dal punto di vista delle competenze: la quota di laureati (8e di ingegneri in particolare) è quasi il doppio nelle aziende sopra i 50 milioni di euro di fatturato 

Il presidente uscente, Enrico Aureli, infine, ha avanzato alcune previsione per l’anno in corso. 

Avevamo previsto per il 2019 un rallentamento della crescita, dopo quattro anni positivi e l’exploit del +9,4% registrato nel 2018 ma sappiamo bene che quest’anno dovremo fronteggiare gli effetti della pandemia Covid-19 che implicherà performance drasticamente diverse da quelle cui ci siamo abituati. La maggior parte delle nostre aziende ha sempre lavorato anche durante il lockdown, ma dovremo fare i conti con il rallentamento delle attività produttive e la frenata della domanda mondiale“. 

Per la prima volta, dopo sette edizioni dell’Indagine statistica Ucima, la quota dei costruttori italiani di macchine packaging che prevede un andamento positivo delle attività per i mesi a venire crolla al 20% (nel 2019 gli ottimisti erano la metà del campione) mentre oltre il 40% degli imprenditori stima una contrazione più o meno forte del fatturato.

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